“La rivista “I problemi del Lavoro” fu pubblicata a Milano durante il Ventennio fascista da Rinaldo Rigola e Battista Maglione e rappresentò una voce critica e indipendente, di non celata ispirazione socialista, ma tollerata dal Regime”: con queste parole lo storico Roberto Gremmo inizia uno studio appena pubblicato dalla rivista semestrale “Archivi e storia” n° 25/26, studio che si trova destinato a due soli possibili atteggiamenti da parte dei “detentori” della verità ufficiale: o l'assordante silenzio data la totale “scorrettezza” politica dell'argomento, o la guerra atomica polemica. Che Gremmo sia storico antifascista è cosa nota, così come altrettanto nota è la sua insaziabile sete di verità, fatto che qualche grana in passato gliel'ha già procurata. Ma proprio per queste ragioni il suo nuovo studio è ancora più interessante, soprattutto alla luce del fatto che la tesi che emerge – o meglio, più che tesi la prova storica scientifica che emerge – dal medesimo è che durante il Ventennio fascista non vi fosse affatto in funzione la più volte millantata repressione poliziesca del dissenso o la censura politica, bensì sia pur sotto un discreto controllo governativo – cosa che, sarà bene ricordarlo, avviene ovunque e da sempre – vi era l'esistenza di dissenso politico operativo ed organizzato. Il gruppo socialista legato alla rivista che aveva pubblica e nota sede in Milano via Manfredo Fanti 2, si ritrovava infatti periodicamente e frequentemente “in piena e totale libertà d'opinioni quasi mai allineate con le posizioni ufficiali dell'Italia sempre più fascistizzata” come scrive sempre Gremmo, fatto in sé così “rivoluzionario” da far tremare i tanti cantori della vulgata ufficiale che vorrebbe invece leggere il periodo mussoliniano come una feroce dittatura volta all'eliminazione fisica di ogni dissidenza, nessuno escluso. Non fu quindi affatto così e la prova di ciò è proprio lo scritto in oggetto, denso di note e riferimenti interamente – si legga bene – prelevati da archivi di Stato e documenti ufficiali. In una recente chiacchierata con noi lo storico Gremmo ha sottolineato questo interessante concetto: “Non mi affido al sentito dire o alle opinioni per scrivere i miei libri, men che meno alle testimonianze anche quando queste giungono da persone autorevoli: mi affido invece agli asettici resoconti ufficiali. Certo, mi si potrà obiettare che anche questi alla fine possono essere considerate “testimonianze”, ma c'è un distinguo; il testimone schierato politicamente o intellettualmente darà sempre una versione “filtrata” dalla sua visione della realtà. Il carabiniere o il poliziotto incaricato di redigere un verbale invece si limiterà sempre ai soli fatti, descrive cioè ciò che vede in maniera scevra da filtri ideologici, come a dire: “in quella stanza c'erano due persone, uno ha detto le cose che qui si riportano mentre l'altro così ha risposto: punto”. Ed ecco infatti un brano che più di altri dimostra la prova della totale libertà goduta da questo gruppo politico-intellettuale durante gli anni '30; si tratta di una relazione anonima proveniente da una di queste riunioni datata 14 aprile 1935: ”Potevano soffocarci o disperderci: hanno, invece, preferito farci vivere e studiare”. Parole di Rinaldo Rigola riferite a Mussolini, pronunciate in pubblico ben 13 anni dopo la presa del potere da parte dei fascisti: strano, a scuola ci avevano insegnato che in quel ventennio c'era stato solo il fascismo e che tutti gli altri partiti o movimenti – ma proprio tutti – erano stati annientati dal Duce e dalla sua feroce polizia politica.
(Archivi e storia (numero 25-26), c/o Palazzo Scaglia di Verrua, via Stampatori 4, 10122 Torino. Una copia 20 euro)
Lodovico Ellena