La Chiesa Russa di Bari e la geopolitica dell’Ortodossia.

Arriva il Presidente russo Putin a Bari: quali prospettive per la geopolitica dell’ortodossia nell’era della globalizzazione? San Nicola fra cristianesimo latino, ortodossia ed Islam.

 

Il Santo barese, il santo universale, il mitema del dispensatore di doni in ogni angolo del mondo, il protettore di bimbi e fanciulle nonché di marinai, una figura di convergenza fra Nord e Sud, Est ed Ovest: tutto questo e tantissimo di più è il nostro San Nicola! Siamo convinti che non esista icona che si presti più del nostro patrono ad abbracciare la storia antica e moderna.

San Nicola è chiamato nel mondo slavo con il nome di Mikula, l’etimologia popolare lo assimilerebbe dunque a San Michele, ed il primo Mikula nominato nelle cronache russe era il custode della sacra icona della Vergine Odighitria in un convento di Ljubec’. In seguito questa icona viene portata a Vladimir per poi essere definitivamente sistemata nella Chiesa dell’Assunzione a Mosca nel 1395.

San Nicola è chiamato in russo in vari modi: il Miracoloso (Ciudotvorez), il santo che è dalla tua parte (Ugodnik), il protettore dei marinai (Morskoi) ed è noto anche come protettore delle ragazze da marito. La tradizione, a questo ultimo proposito, riporta che quando il padre del santo morì gli lasciò molte ricchezze e Nicola le distribuì fra i poveri, ma in particolare ad un padre che aveva tre figlie, purtroppo senza dote. Le giovani erano già pronte ad essere avviate alla prostituzione quando San Nicola gettò di nascosto attraverso le finestre della loro casa un serto d’oro di gran valore per ciascuna, salvandole dalla triste sorte.

E’ probabile che proprio da quest’episodio derivi l’usanza di mettere fuori dalla finestra l’8 dicembre una candela accesa od una scatola dove San Nicola possa mettere i regali per le ragazze da marito. In Russia San Nicola è anche il protettore dei carcerati e dei condannati innocenti, nonché il protagonista di numerose favole diffuse fra i contadini.

Esisteva persino una confraternita Nicolina che aveva il compito di aiutare chi era in difficoltà, di preparare i cibi per le feste del Santo e di cercare di comporre le liti proprio in occasione della festa del 6 dicembre.

San Nicola, destinato ad unire culture diverse e, significativamente, a legare il mondo bizantino, area geografica di provenienza del mitema nicolaiano con il mondo slavo passando dalla Puglia, avamposto levantino dell’Europa occidentale. Davvero una spiritualità ed una santità senza confini!

Nicola nacque infatti intorno al 260 a Patara, importante città della Licia, una regione a sud dell’Asia Minore, oggi in Turchia.

Vide la luce, dunque, in una città portuale ben nota ai cristiani, essendovi passato duecento anni prima San Paolo in uno dei suoi viaggi.

Dell’infanzia di Nicola non si conoscono episodi che possano vantare una qualche base documentaria. Attendibile è la voce che come già accennato ereditasse dal padre una grossa somma di denaro.

All’ episodio miracoloso delle tre fanciulle della Vita di Nicola segue la sua elezione a vescovo di Mira. Con ogni probabilità dunque, il giovane si era trasferito in questa altrettanto importante città della Licia, in cui ancora oggi si conservano notevoli tracce del quarto e quinto secolo avanti Cristo fra cui le tombe rupestri e l’anfiteatro romano.

Alcuni agiografi fra i più recenti, aiutandosi con i dati della vita del monaco Nicola, raccontano come fu ordinato diacono e sacerdote e come partì per Myra dove arcivescovo era un suo zio. Evidente il desiderio di vivere in una città ove non fosse conosciuto, come invece lo era a Patara dove il padre delle tre fanciulle aveva svelato il segreto della dote alle sue figlie.

Considerando il tempo necessario ai Miresi per conoscerne le virtù, si può pensare che si fosse trasferito verso il 290 e che venisse poi eletto vescovo intorno al 300.

Il primo agiografo Michele Archimandrita narra che il Signore rivelò ad un uomo di chiesa come procedere: “Recati con altri alla casa di Dio di notte; appostati nell’atrio ed il primo che all’alba entrerà prendilo e fallo ordinare vescovo. Il suo nome è Nicola”. Da questo racconto si deduce che il disegno fu divino e slegato dall’iniziativa umana del protagonista, così almeno dice la tradizione!

Il primo ventennio del IV secolo fu decisivo, anche per quanto riguarda il passaggio dal paganesimo al cristianesimo. Alcuni sinassari tramandano che Nicola dovette subire la persecuzione di Diocleziano. Il vescovo della sua città natale, Metodio, dové affrontare il martirio mentre per Nicola si parla e tardivamente, di carcere.

E’ chiaro quindi che Nicola evitò di provocare le autorità, romane, preferendo soffrire in ombra ed allievare così le sofferenze del suo gregge.

La data più comunemente accolta per la morte di San Nicola è il 343, come indicato nella “Leggenda aurea” di Jacopo da Varazze, ma altri indicano date diverse.

A Mira il sarcofago di San Nicola lasciava sgorgare il myron, che si raccoglieva con una piuma, cioè in piccole quantità, divenuto poi il liquido più famoso del genere, tanto da attirare sin d’allora un gran numero di pellegrini.

Come accennato all’inizio di queste brevi note occorreranno poi circa mille anni perché San Nicola raggiunga la Santa Russia per diventarne il Santo più venerato.

Verranno gli anni bui dell’ateismo comunista anche se personalmente ritengo che non di vero ateismo debba parlarsi ma di tentativo crudele e violento di sostituire alla Fede Cristiana la religione comunista con il suo esoterismo ed i suoi riti, sconosciuti alle masse, ma ben presenti e che negli ultimi anni hanno richiamato l’attenzione di studiosi di grande valore fra cui il politologo italiano Giorgio Galli.

Un processo sostitutivo dunque tipico dei tempi di passaggio, da cui però il nostro Santo non viene disturbato più di tanto perché nelle innumerevoli metamorfosi è sempre uno scrigno di saggezza e di buonsenso, nonché di Fede, variamente vissuta!

Un Santo che per gli Ortodossi è entità spirituale ed intimamente popolare e sacrale insieme? Basta fare un salto nella Chiesa Russa di Corso Benedetto Croce.

L’insolito monumento, oggetto nel corso degli anni di contese giudiziarie e di conflitti teologici fra ortodossi ci interessa particolarmente per gli spunti di geopolitica che offre alla nostra riflessione, oggi ancor di più vista l’imminente visita del presidente Putin che ha fortemente desiderato visitare la basilica di San Nicila ma anche la Chiesa Russa di San Nicola.

Ricordiamo qui brevemente che il monumento, oggi sottoposto a vincolo architettonico ed urbanistico dalla Sovraintendenza, fu edificato nel 1913 dalla imperiale Società Ortodossa di Palestina con una grande sottoscrizione popolare cui partecipò lo stesso zar Nicola II, devotissimo di San Nicola, con un lascito personale. Lo zar fu anch’egli pellegrino a Bari.

La scelta di edificare a Bari la Chiesa–ostello per pellegrini divenne operativa, peraltro, dopo il rifiuto delle autorità turche di lasciare edificare analogo edificio a Myra.

Bari, la felice Bari nella tradizione ortodossa, divenne così ancor più meta di pellegrinaggio per gli ortodossi insieme a Gerusalemme ed al Monte Athos.

Il 22 maggio del 1913 fu posta la prima pietra del monumento. Una cronaca dettagliata dell’avvenimento è riportata nel volume del grande nicolaista Padre Gerardo Cioffari: “Viaggiatori russi in Puglia dal’600 al primo ‘900, Schena editore, Fasano” e  porta la firma di due studiosi russi, A. Dmitriewskij e V. Jusmanov.

La data non fu scelta a caso perché il 22 maggio corrisponde nel calendario in uso in Russia al 9 maggio, anniversario della traslazione delle reliquie nicolaiane da Myra a Bari.

La posa della prima pietra fu una cerimonia commovente in particolare se si pensa che di lì a pochi anni la rivoluzione bolscevica avrebbe segnato l’inizio della persecuzione religiosa .

La cerimonia durò circa un’ora e si concluse con un discorso dell’allora Sindaco di Bari, Fiorese ed uno del capo delegazione russo, il principe Nikolaj Zevaxov, di cui parleremo più oltre.

Nei primi anni novanta l’area del quartiere Carrassi era un  grande spazio rurale, con qualche insediamento industriale ed alcuni edifici militari.

Con il nuovo imponente monumento la vita cambiò, si crearono nuove strutture aggreganti ed abitative, finalmente regolate in qualche modo da un punto di vista urbanistico.

La chiesa venne completata nel 1915 e lo stesso Zar, come accennato, venuto in pellegrinaggio a Bari si rallegrò dell’opera.

Nel 1917 scoppiò la rivoluzione comunista ed il Principe Zevaxov che era tornato in Russia fuggì dopo il 1920 rientrando a Bari.

Qui iniziò una lunga vertenza fra l’Amministrazione comunale e le nuove autorità russe per stabilire la legittima proprietà dell’ immobile.

Il Comune di Bari con uno stratagemma giudiziario-finanziario riuscirà ad appropriarsi nel 1937 della grande struttura raggiungendo con il Principe un accordo per cui gli saranno versate 20.000 lire per  vent’anni, in caso di morte trasferibili agli eredi. Il principe però è scapolo e morirà in miseria a Ginevra, principale base operativa della Chiesa Russa dell’ emigrazione in Europa, nel 1948, facendo risparmiare così al Comune le ultime nove rate!

Furono stabiliti inoltre altri vincoli che consentiranno alla comunità ortodossa di far vivere la piccola  parte rimasta aperta al culto.

Nel 1998 la svolta: l’amministrazione comunale guidata da Simeone Di Cagno Abbrescia sigla un accordo con il Patriarcato di Mosca per cui viene concessa alla Chiesa Russa Ortodossa di usufruire di una parte dei locali di proprietà comunale.

L’allora sindaco parlò, giustamente dal suo punto di vista,di vittoria della piccola diplomazia transfrontaliera.

Da allora vi sono state aperture e chiusure fra le due chiese. Un gruppo di volenterosi italiani fra cui chi scrive, proprio perché estranei alla contesa teologica e politica, ha cercato con scarsi risultati di far organizzare qualcosa in comune ma il dialogo siamo sicuri riprenderà.

In tutti questi anni infatti la piccola chiesa del piano terra ha ospitato fedeli ortodossi di tante nazionalità: greci, serbi, montenegrini, rumeni, bulgari, russi, ucraini, bielorussi, copti etiopi, che poi hanno trovato modo di riunirsi anche nella Chiesa di San Gregorio vicino alla Basilica di San Nicola, nelle nuova Chiesa Russa al primo piano di Corso Benedetto Croce, retta da Padre Nikolai, rappresentante del Patriarcato di Mosca e naturalmente nella cappella per il rito ortodosso sita nella cripta della Basilica del Santo.

All’inizio del nostro scritto parlavamo della valenza geopolitica del monumento.

Essa riveste a nostro avviso grandissima rilevanza e non solo teologica.

Finalmente la geopolitica dell’ortodossia non è più materia per soli addetti ai lavori ma interessa sociologi, medici, Amministratori pubblici, operatori economici in specie del turismo.

In un convegno organizzato l’11 dicembre 2005 all’ Hotel Sheraton a Bari sul tema:”Il Mediterraneo: integrazione e diversità fra conflitti e pace”, il Pope Ortodosso, Padre Màdaro rappresentante del Patriarcato di Costantinopoli, tracciò un excursus storico sullo scisma fra Chiese d’Oriente e d’Occidente prodottosi nel corso di tanti anni ed accompagnato da eventi tragici come la IV crociata conclusasi con il saccheggio di Costantinopoli.

L’orientamento dell’Ortodossia oggi è di sostenere il dialogo senza pregiudizi esaltando le differenti Tradizioni quale elemento di ricchezza e rifiutando un sincretismo che annichilirebbe ogni valenza storica e spirituale.

Il Pope ribadì che solo nel rispetto di chi vuol rimanere diverso può costruirsi la pace nel Mediterraneo augurando buon lavoro ai governanti come è uso nella tradizione Ortodossa. La Chiesa deve essere una guida, un suggeritore costante in quanto autorità morale a chi gestisce la cosa pubblica, quando la libertà di espressione lo renda possibile…

Con la fine dell’URSS e del comunismo le Chiese Ortodosse, chiese autocefale ricordiamolo e quindi già per questo portate ad essere fiere “Chiese nazionali”, hanno dovuto reimpostare il rapporto con i governi in maniera estremamente differenziata rispetto alle varie realtà.

Solo per citare il caso dei nostri dirimpettai balcanici in questi ultimi anni si sono  moltiplicate le chiese, con tensioni anche gravi e con l’immancabile interferenza politica! Del resto è inevitabile che se Fede e Politica sono vissute con semplicità si intreccino e si contaminino, anche positivamente o,viceversa, alimentino rancori e fanatismo.

Dopo la rivoluzione bolscevica del 1917 , ad esempio,  il potere sovietico pianificò lo sradicamento di ogni Fede religiosa scontrandosi in particolare con la chiesa Ortodossa, maggioritaria in quasi tutto l’impero russo.

I contrasti intraecclesiali, sapientemente orchestrati e fomentati dal regime, crearono così veri scismi di cui restano tracce nella realtà post-sovietica ed anche nella presenza delle due chiese russe in Bari. Il Patriarca Ortodosso di Mosca Alessio II ha più volte rivolto, come spiegheremo più oltre, parole distensive alla Chiesa Russa dell’emigrazione e gli sforzi per l’unità saranno senz’altro coronati da successo.

La rivoluzione di velluto in Ucraina ha fatto conoscere invece al mondo il conflitto fra Ortodossi  e Greco-Cattolici.

E’ la memoria dei martiri che deve unirli ed unire loro a noi perchè fratelli in Cristo.

Proprio in Ucraina, infatti, culla della Cristianità orientale, fu martirizzato il primo metropolita, Vladimir Bogojavlenskij di Kiev, il 25 gennaio 1918.

In questi ultimi anni, con il contributo anche di figli di esuli rientrati da ogni parte del mondo nella Santa Madre Russia, terra dei loro avi, si cerca di ricostruire la memoria delle innumerevoli vittime, di quanti affrontarono il martirio per Cristo.

Ricordiamoli tutti, in specie i tanti rimasti senza nome.

Ricordiamoli oltre ogni divisione qui a Bari con l’aiuto di San Nicola, sulla cui tomba Papa Pio XII riaccese nel 1936 una lampada già accesa nel 1089 da Papa Urbano.

Quella luce da sola non sanerà ferite ancora aperte dopo secoli ma contribuirà certamente ad un più vivo e sincero dialogo fra tutti i credenti.

Ritornando alla Chiesa Russa di Bari, è indubbio che potrà segnare un decisivo momento di riunificazione fra ortodossi russi nel segno di San Nicola.

Come già accennato a partire dalla disgregazione dell’URSS sono stati lanciati dal Patriarcato di Mosca una serie di segnali distensivi verso la Chiesa Russa dell’ emigrazione.

Sono infatti ormai lontani i tempi, il 1921, in cui si formò in Jugoslavia un sinodo dei Vescovi russi dell’emigrazione.

Nel 1927 il metropolita Sergio, succeduto al patriarca Tikhon, lanciò una dichiarazione di fedeltà al regime in cui chiedeva l’ adesione di tutti i vescovi russi, in Patria ed all’estero.

I Vescovi russi dell’ emigrazione rifiutarono di sottoscriverla considerandola l’atto decisivo di resa al comunismo.

Per i russi della diaspora la frattura è stato un dramma senza fine fino a quando il patriarca Alessio II un paio di anni or sono affermò: “Abbiamo dovuto vivere in un mondo diviso dalla cortina di ferro su parti opposte ed ognuno di noi è stato sottoposto all’influenza interessata di sistemi politici contrapposti”.

Il martirio della Chiesa Russa Ortodossa fu atroce ed a partire dal sangue dei martiri si può ricercare una nuova unità che è in primo luogo autocritica se nel riscrivere le tragiche fasi dell’ ateismo bolscevico sempre Alessio II scrive che “…..il nostro popolo non possedeva un’immunità sufficientemente forte contro le perniciose pseudo-dottrine senza Dio”. Il riferimento, molto chiaro, non è solo al marxismo ma al clima decadente della corte imperiale dominata dall’ambigua figura di Rasputin. Questo ambiguo personaggio era il più noto fra i santoni di quel mondo al tramonto fatto di nobili ed ufficiali in bellissime divise, di feste e cerimonie religiose avulse dalle tensioni popolari ed esposte alle idee rivoluzionarie venute da Occidente, in specie dal mondo degli ebrei di lingua tedesca.

Per qualcuno esiste un filo rosso-nero che lega esoterismo e marxismo sovietico ma… questa è un’altra storia ed è davvero complicata. Ne parleremo con voi in un prossimo futuro!

 

 

LUIGI ANTONIO FINO

Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali

S.I.P.B.C.