L'allucinante strage di Oderzo

Tra l’Aprile ed il Maggio del 1945 ad Oderzo in provincia di Treviso, 126 giovani militi della Repubblica Sociale Italiana vennero massacrati da partigiani comunisti dopo che ebbero deposto le armi, arrendendosi così al locale Comitato di Liberazione Nazionale. In quella località nessuna azione antipartigiana giustificava quel massacro, ma il vuoto di potere formatosi nei giorni immediatamente successivi al 25 Aprile consentì la strage che ne seguì. I giovanissimi militi fascisti deposero infatti le armi confidando nella lealtà e nella parola data da Monsignor Visentin che si fece garante, presso il comandante fascista il colonnello Giovanni Baccarani, di consegnare in cambio un lasciapassare affinché quei giovani soldati fossero potuti tornare a casa loro: cosa che però non avvenne. I partigiani comunisti “Cacciatori della pianura” comandati dal “Biondo”, dal “Tigre” e da “Jim” non appena ottenute le armi bloccarono i militi: il Tigre diede quindi, nonostante le proteste, immediato ordine che nessuno dei prigionieri si allontanasse. Il 30 Aprile dodici di questi giovani furono perciò prelevati e bastonati a morte dopo un sommario “processo”, indi fucilati e gettati nel torrente Monticano. Il 1° Maggio altri 24 giovani della Repubblica Sociale seguiti da altri 80 della Guardia Nazionale Repubblicana, furono nuovamente prelevati dal collegio Brandolini dove erano stati rinchiusi: condotti questa volta al fiume Piave furono lì seviziati ed uccisi dopo indicibili torture. Il 16 Maggio in questo clima allucinante, venne infine celebrato il matrimonio tra il feroce Biondo e la sua compagna Anita; si disse che durante la festa un partigiano proclamò solennemente: “Ti auguro che tu abbia 12 figli” e che per dar seguito al singolare augurio altri 12 giovani della G.N.R. furono a quel punto nuovamente prelevati ed assassinati come si fosse trattato di un allucinante rito propiziatorio. Ma il fatto più sconvolgente a conclusione di tutta questa surreale vicenda doveva ancora accadere, ed è stato recentemente scoperto e documentato dallo storico Marco Pirina nel suo Il sangue e le memorie. Sulle rive del torrente Monticano dove infatti il comandante Tigre aveva dato il via a quella mattanza massacrando con i suoi compagni a colpi di remo almeno sette di quegli uomini, qualche anno più tardi transitò proprio in compagnia del padre la figlia del Tigre che per un cinico capriccio del destino cadde nelle acque del torrente. Il Tigre cominciò quindi a chiamare aiuto con tutta la sua forza mentre una piccola folla accorreva ma, essendo nessuno dei presenti in grado di nuotare, la povera ragazza annegò tragicamente sotto gli occhi di tutti, esattamente nel punto dove il padre aveva dato la morte a quei giovani militi soltanto qualche anno prima. Disse Marco Pirina nel documentario che raccontava questo tragico evento che questa vicenda era soltanto una delle 50.680 terribili storie pressoché sconosciute relative al periodo degli anni dell'immediato dopoguerra italiano.


Lodovico Ellena