La Germania comincia sottovoce a parlare del proprio recente passato, cosa del tutto impensabile solo fino a qualche anno fa; sono in particolare due i luoghi in cui la nostra indagine si è svolta: la città di Monaco ed il Kehlstein, più noto come “Nido dell’Aquila”.

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Monaco, nel brio di questa città straordinaria ed allegra una sorpresa ci attende; notiamo infatti un singolare depliant che annuncia una visita guidata a Dachau - e fin qui niente di straordinario -, ed un’altra visita da compiersi invece a piedi con commento in inglese sui luoghi del Terzo Reich all’interno di Monaco stessa. Fatto assai particolare se ricordiamo che soltanto negli anni ’80 alla nostra domanda dove fosse la Sterneckerbrau, birreria in cui Hitler mosse il suo primo passo politico, gli avventori dell’intero locale in cui chiedemmo l’informazione si voltarono stupefatti e minacciosi dichiarando falsamente ma fermamente l’inesistenza del locale in questione. Ci rechiamo quindi al luogo convenuto in Marienplatz dove una giovane guida attende i suoi discepoli e da dove inizierà il giro in città, la cui durata si aggirerà sulle due ore e mezza. Naturalmente non priva di poca obiettività storica – checché ne dica il depliant in questione -, il commento in inglese stretto e veloce racconta delle adunate in Marienplatz, delle prime riunioni alla birreria Hofbrauhaus, dei pochi resti di architettura nazista, del bombardamento americano della città, di un angolo di Monaco dipinto dal futuro Fuhrer ai tempi in cui sbarcava il lunario dipingendo, del palazzo della famosa conferenza di Monaco a cui partecipò anche e soprattutto Mussolini, integrando la spiegazione orale con la visione di alcune fotografie. La prima di queste ritrae il neonato Hitler quando il cognome della nonna – Schicklgruber - era ancora incombente sul padre del futuro Fuhrer, essendo infatti la nonna di Hitler una ragazza madre sposatasi poi in seguito con un altro uomo, mentre il reale nonno fu con alte probabilità storiche addirittura un ebreo: “pensate se al posto di Heil Hitler! si fosse gridato Heil Schicklgrbuer!”, commenta ironicamente la guida rubando malamente la considerazione al recente libro di Ron Rosembaum sul Fuhrer. Ma la voglia di saperne di più e sapere meglio preme; alla nostra domanda di dove si trovassero la Sternecker Strasse (via della suddetta birreria e da noi comunque precedentemente ritrovata) e la Casa Bruna ovvero il palazzo Barlow al 45 della Briennerstrasse laddove il partito ebbe la sua sede più nota, la guida getta la spugna: non sa. Così come non sa se la fortezza di Landsberg a circa un’ora da Monaco esista ancora e se sia visitabile, ed in particolare la cella in cui Hitler scrisse il Mein kampf: un pressappochismo poco perdonabile a guide professioniste. Ma il punto più “attuale” del periodo hitleriano resta oggi la Hofbrauhaus, considerata da molti e a torto “la birreria di Hitler” mentre in realtà le “birrerie di Hitler” furono almeno cinque o sei (la Burgerbraukeller, la Sterneckerbrau, la Hofbraukeller, la Alte Rosenbad) e tutte al centro di importanti episodi storici; quel che resta certo è però il fatto che all’interno della Hofbrauhaus avvenne una agitata riunione con il futuro Fuhrer ed una quarantina di seguaci che, aggrediti da alcuni attivisti comunisti, diedero vita ad una memorabile rissa. Peraltro ancora oggi il locale è decisamente animato: dopo le venti non è infatti difficile vedere dozzine di avventori di ogni nazionalità – soprattutto giapponesi - ballare sui tavoli e componenti dell’orchestra bavarese suonare in piedi su alcune sedie per compiere vere e proprie acrobazie con il proprio strumento: ed è forse per raffreddare gli animi che tra un brano e l’altro la banda lascia sempre passare almeno un buon quarto d’ora. Monaco fu comunque distrutta dai bombardamenti alleati per quasi metà della propria estensione, sorte peraltro analoga a quella di moltissime altre città tedesche, Dresda su tutte; per questa ragione è oggi effettivamente difficile ritrovare i luoghi hitleriani soprattutto perché - se non le bombe - sembra che il popolo tedesco abbia rimosso quel periodo quasi negandolo o lasciandolo letteralmente sgretolare: basti infatti vedere come l’incuria stia progressivamente mangiando lo Zeppelin a Norimberga che cade inesorabilmente a pezzi giorno dopo giorno. Ad ogni modo un’analisi istruttiva ed interessante nonostante lacune e qualche fastidiosa parzialità poco storica, buona soprattutto per integrare conoscenze già acquisite ma superficiale per una completa visione d’insieme sul periodo nazionalsocialista di Monaco, città tra le più importanti della vicenda hitleriana e laddove il partito mosse i primi passi. Visita comunque prevalentemente dedicata – va sottolineato – ai luoghi commemorativi ebraici e ai punti dedicati alle “Vittime del Nazismo” in verità piuttosto pochi data l’estensione della città, forse per ribadire che “those who cannot remember the past are condemned to repeat it” (“coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo” Georg Santayana), come riporta in prima pagina il depliant a scanso d’equivoci e forse anche per prevenire eventuali nostalgici interessati alla visita proposta. Ad ogni modo molte analogie anche con il passato comunista della ex-DDR dove, a puro titolo di esempio, in quella che fu Karl Marx Stadt e oggi ribattezzata con il suo antico nome di Chemnitz, unico testimone di quel lugubre periodo resta un gigantesco busto – posto in vendita con astuto senso del commercio sotto forma di varie riproduzioni ad uso turistico - del pensatore comunista miracolosamente risparmiato dal frenetico cambiamento della città e di tutta la ex-DDR ormai pressoché identica a quello che fu l’ovest: strana terra quella tedesca strano popolo quello germanico, che forse un’analisi del Nido dell’Aquila potrà spiegare meglio, ma prima un’ultima considerazione. Curiosa ironia del destino infatti, che proprio alle spalle della Hofbrauhaus in una stradina laterale un negozio di numismatica sistemi in bella mostra in vetrina una collezione di monete tedesche degli anni ’30 ma, qui il singolare, con lo svastica ben coperto da un apposito quadratino di carta posto su ogni singola moneta: una legge infatti impone il divieto di esposizione di quel simbolo, ma la storia non si cancella non si può  cancellare.

Il Kehlstein o Nido dell’Aquila, fu abitato pochissimo – contrariamente a quel che si crede – da Adolf Hitler: c’è infatti chi sostiene che ci andò non più di tre volte soprattutto a causa del fatto che il Fuhrer soffriva di vertigini (il posto è a 1834 metri sulla cima di una montagna da cui si vedono distintamente Salisburgo ed il suggestivo Konigsee), e forse anche perché Bormann lo realizzò senza chiedere ad Hitler stesso consigli architettonici in merito: così almeno secondo alcune versioni peraltro tutte da verificare. Il posto si raggiunge tramite appositi bus (quattro ogni venti minuti) che partono dal posto in cui sorgeva il Berghof, vero e proprio quartier generale del Fuhrer e dei suoi più stretti collaboratori a pochissimi chilometri dal paese di Berchtesgaden, raso al suolo dagli alleati. L’intera zona si chiama Obersalzberg ed è una delle più incantevoli di tutta la Baviera, ad un passo da Salisburgo sia pur ancora in territorio tedesco. Il paese vive di turismo prevalentemente locale e molto numeroso, e un po’ in ogni angolo fanno ormai capolino libri e pubblicazioni (di case editrici minori, consigliato Hitler’s Obersalzberg di Clemens Hutter) sull’illustre ospite di quella zona in varie lingue: e vendono evidentemente, segno di un interesse in crescita. Ma la vera sorpresa è la folla che attende il turno per salire al Kehlstein, “costruzione unica al mondo” rimasta assolutamente integra. Si percorrono alcuni chilometri con un bus, che sovente rasenta strapiombi da capogiro (assolutamente sconsigliato ai sofferenti di vertigini), e che nell’unico punto in cui la strada si allarga leggermente si fermano per consentire ai bus nel senso opposto di passare. Si raggiunge infine un piazzale da cui a piedi si percorre un tunnel scavato all’interno della montagna lungo circa 128 metri che conduce all’ascensore che utilizzò lo stesso Hitler; rifinito in ottone lucidissimo e con eleganti accessori l’ascensore porta in cima alla montagna risalendo gli ultimi duecento metri circa in pochi secondi. Di qui lo spettacolo è inebriante; un cielo terso e meraviglioso consente una visuale straordinaria e un’aquila solitaria con il suo richiamo cattura la nostra attenzione: volteggia nel cielo leggera come una piuma per qualche secondo, per poi svanire all’orizzonte quasi fosse stata lì ad attenderci. L’interno del Kehlstein è com’era; la stanza di Eva Braun è oggi un’appendice del ristorante, così come anche le altre due stanze di rappresentanza che attendono alla medesima funzione. In quella che fu la sala dei ricevimenti – dove tra l’altro si svolse il pranzo nuziale della sorella di Eva Braun – troneggia ancora il prezioso camino in marmo pregiato donato al Fuhrer da Mussolini. E’ visibilmente scheggiato in più parti, segno dei mille “souvenir” asportati da molti visitatori (resta però da chiedersi come, trattandosi di materiale durissimo, sia stato possibile ciò….). Sempre nel medesimo salone un negozio, da poco posto presso il camino stesso forse proprio per controllare che non continui lo scempio, presso il quale è possibile acquistare un video sulla dettagliata ed incredibile storia del luogo con immagini del tutto inedite: unico neo il costo, ben 40 euro. Tutto – o quasi – il complesso è visitabile e la folla si accalca in ogni angolo per toccare con mano la storia, anche se la superficialità della massa è così stupefacente che basteranno pochi secondi per restare assolutamente soli in quelle stanze, condizione essenziale per il visitatore emotivamente recettivo: queste mura videro infatti Hitler, Eva Braun, Goebbels, Bormann: comunque la si pensi videro la storia. Tornando con il bus a valle si raggiunge ancora il Berghof, o almeno il luogo in cui sorgeva e dove oggi un museo in costante ampliamento racconta la storia di Adolf Hitler più che del Terzo Reich. Nel sottosuolo è restato un bunker, visitabile ma angusto e gelido, unico testimone sopravvissuto al bombardamento del 1945. Ai piani superiori nei quali la voce del Fuhrer viene diffusa senza sosta fotografie, medaglie, targhe stradali (tra cui la Adolf Hitler Strasse), documenti, monete, modellini d’epoca, targhe, onorificenze, pugnali delle SS, manifesti propagandistici ma soprattutto svastiche. All’uscita un volume raccoglie le opinioni dei visitatori e, tra le mille in ogni lingua alcune delle quali assolutamente incomprensibili più per contenuto che per grafia, una in particolare cattura la nostra attenzione: Deutschland uber alles. Forse un nostalgico forse un neonazista, o forse uno che ha dato voce a quello che a nostro avviso è sembrato essere - cordialità e simpatia dei tedeschi comunque manifestateci ovunque - un sentimento sotterraneo probabilmente più diffuso di quel che si possa credere. Di quegli anni si comincia a parlare, sia pur poco e malvolentieri, ma la convinzione di essere comunque un popolo differente, quella forse appartiene al subconscio collettivo di questa nazione che, al di là di facili battute, certamente sorprende per la propria capacità di tornare ad essere – sempre e comunque – nonostante innumerevoli disastri militari e civili una delle nazioni più importanti, influenti ed organizzate del mondo.

 

                                                               Lodovico Ellena