Vi è una muta lapide presso il suggestivo santuario vercellese della
Madonna della Cella di Borgo d'Ale che reca un nome ed una data: "In
memoria del caduto Massara Ermenegildo 1945", nient'altro. Ma la storia che
"racconta una lapide", come scrisse Renato Galli per ricordare i
genitori trucidati dai partigiani, è ancora una volta sconcertante e del tutto
sconosciuta ai più. Ermenegildo Massara era infatti un giovane studente
universitario vercellese di diciotto anni nato il 28 aprile 1926 che il 4 aprile
1945 stava andando in treno verso Torino, quando nei pressi di Chivasso fu
prelevato da alcuni partigiani che lo assassinarono. Fu don Giovanni Battista
Comoglio, un prete di Alice Castello mai dimenticato per il suo carattere
schietto e sanguigno, che in seguito procedette al riconoscimento e che recuperò
i resti del povero giovane trucidato a Castiglione Torinese non distante da
Chivasso. "Colpa" del ragazzo era quella di essere stato iscritto alla
federazione universitaria cattolica italiana (il FUCI) nient'altro, tanto che
chi lo conobbe lo descrive come un ragazzo "tranquillissimo" che non
aveva mai fatto niente a nessuno. La notizia destò molto sconcerto in quei
giorni dell'aprile 1945, ma la vicina conclusione del conflitto e la paura di
ritorsioni e vendette ebbero il sopravvento e del giovane assassinato più
nessuno si curò. Meno il padre che morì letteralmente di crepacuore pochissimi
anni dopo. Non ci furono inchieste o indagini per questo aberrante omicidio ma
qualcosa trapelò ugualmente: si seppe infatti che gli assassini erano
partigiani comunisti e che uno di loro - il più feroce e spietato - aveva un
nome ed un cognome anche se concrete prove a suo carico non ne emersero mai: si
trattava comunque di un noto attivista delle parti di Tronzano e Bianzè.
Soltanto uno degli infiniti casi di una guerra fratricida che costò
innumerevoli vittime nell'immediato dopoguerra e di cui soltanto ora stanno
riemergendo le storie della parte di barricata mai raccontata. Paura, omertà,
assordanti silenzi politici e storici: sta di fatto che per raccontare di molte
donne, bambini o innocenti civili trucidati per vendette personali o "lotta
di classe" come si diceva allora, occorrono coraggio e forza soprattutto
per sopportare spesso sguardi increduli e straniti di chi non vuole convincersi
che il male albergasse anche dalla parte dei vincitori. Ermenegildo Massara
riposa oggi al cimitero di Alice Castello e la lapide che lo ricorda come un
"caduto" al santuario della Cella è concreta testimonianza di un
troppo lungo e colpevole silenzio.
Lodovico Ellena