"Storie comuniste in bianco e nero" (2001)

"Queste pagine trasudano urla, non raccoglierle sarebbe criminale". Frutto di una ricerca durata due anni, basata su documenti e materiale giornalistico, l'autore propone un allucinante resoconto sulla tragedia del comunismo, tragedia che ha causato circa 100 milioni di morti nel mondo, scientificamente accertati. Qui trova voce "l'uomo qualunque" in decine di storie realmente accadute di fatti forse "minori", fatti comunque che nella loro essenzialità rivelano un aspetto ancora troppo poco noto del comunismo quotidiano. Bastava un sospetto per finire nei lager ideati da Lenin, così come un titolo di studio o il possesso di un piccolo negozio per essere torturati dagli aguzzini di Poi Pot o seviziati dalle guardie rosse di Mao. Nulla da invidiare in atrocità e delirio al genocidio nazista, superando in bestialità ogni aberrazione possibile anche nei confronti di oppositori, intellettuali, artisti, omosessuali, scrittori o semplici "nemici del popolo": definizione in grado di includere qualsiasi cosa, compresa la "colpa" del recupero di un pezzo di legno galleggiante nel mare. Un libro da far leggere soprattutto ai giovani, un omaggio ai milioni di anonime e mute vittime che qui trovano voce rappresentate da una qualunque commessa di provincia o da un qualunque sartine di uno sperduto villaggio russo, entrambi accusati - a causa di un semplice gesto quotidiano ed ordinario - di terrorismo con relativi dieci anni di gulag.