LETTERA A SABINA GUZZANTI

La frizzante Sabina Guzzanti nel corso di uno spettacolo diffuso anche tramite video (Raiot) ne spara una delle sue. Intendiamoci; su molte battute è impossibile non ridere ma quando scioglie qualcosa del tipo che oggi i tempi sarebbero maturi per fare del revisionismo perché i partigiani son quasi tutti morti e quindi non possono più replicare e giù applausi, questa è una bella palla. E anche grossa. E che la signora Guzzanti non sia cosciente di raccontarla può significare soltanto due cose: o non sa realmente di che parla e allora sarebbe meglio tacere, o sa e allora è peggio. E quindi raccontiamo qualcosa alla signora Guzzanti che anche se non le farà certo cambiare idea sul bene e sul male, forse potrà farla riflettere: è “una persona intelligente” - dice di sé nello spettacolo rivolgendosi (sempre parole sue) al suo intelligente pubblico – per cui forse capirà: anche se l’intelligenza da sola non è mai garanzia di nulla. Partigiani che sono morti si diceva. Silvio Ortona deputato comunista e braccio destro del criminale di guerra Francesco Moranino, ambedue implicati in vari processi ed ambedue in qualche modo sfornati liberi e spavaldi. Ortona si assunse la responsabilità dell’eccidio avvenuto a Vercelli il 12 maggio del 1945 in cui 71 militi fascisti (tra cui sedicenni e diciannovenni) furono trucidati: alcuni barbaramente maciullati vivi sotto le ruote dei camion comunisti. Ortona fu contattato due volte per parlare di questi fatti storici cinquant’anni dopo, anche e soprattutto perché al presente i parenti delle vittime non sanno ancora dove siano mai stati seppelliti i poveri resti di quella gente: ebbene il partigiano Ortona, collaboratore di varie riviste storiche resistenziali, non ha voluto saperne. Reazione isterica, lui non aveva niente di niente da dire: due volte. Dopodiché qualche mese dopo si è spento portando nella tomba il suo segreto: era ben vivo signora Guzzanti il partigiano Ortona, oggi celebrato come un grande capo partigiano, quando gli si chiese di raccontare quella oscura storia. Dante Bottazzi professore universitario a Fiume e partigiano comunista con tanto di diploma conferitogli da Pertini, pluricondannato per vari omicidi  - tre appurati inequivocabilmente: un carabiniere, un parroco e un comunista “pentito”, e molti altri possibili seppur mai provati - oggi afferma “non ho niente di cui vergognarmi”. Questo è un partigiano vivente signora Guzzanti, pensi che lo hanno pure espulso i DS per queste storie che Bottazzi invece ancora nega. Cesare Pavese noto scrittore; quanti sanno che tra le altre scrisse anche della “purezza delle sue intenzioni e del suo sentimento nazionale” e che quando curava la redazione della rivista La Cultura invitò ed ottenne come collaboratori “vari suoi camerati torinesi tra cui l’avv. Norberto Bobbio”: le dice niente quest’altro “camerata” signora Guzzanti? Peraltro sempre Pavese scrivendo a Mussolini dal confino concludeva “con perfetta osservanza”: “velata ironia” di questa perfetta osservanza disse poi il deputato comunista Davide Lajolo nel 1984. Peccato che invece sempre Pavese scriveva di avere invece “profonda fiducia” nel duce, tanto che “l’esilio calabrese di Pavese ebbe termine grazie all’intervento diretto di Mussolini” come scrive lo storico Roberto Gremmo, sottolineando che questo è uno dei tanti fatti mai ricordati di quel ventennio. Pietro Gobetti noto intellettuale; suoi articoli comparvero su di una rivista (La rivista di Milano) che si dichiarava “individualista, antisemita, contro l’invadenza plutocratica, ferro rovente nella putrefazione”: niente male. E Gobetti stesso non trovò nulla da ridire per oltre un anno; da notare che la rivista fu considerata fin dal 1939 come “uno dei più violenti fogli antiebraici degli anni ’20”. Interessante. Peraltro, signora Guzzanti, anche il mito della sinistra internazionale Salvador Allende fu un serio antisemita; come ministro della sanità propose sterilizzazioni in difesa della razza sempre nel 1939, ma nella sua tesi di laurea in medicina (Igiene mentale e delinquenza) già nel 1933 aveva teorizzato la sterilizzazione di malati di mente e alcolisti, la fustigazione degli omosessuali e aveva rivolto i peggiori epiteti agli ebrei: nello stesso anno peraltro anche Hitler scriveva cose analoghe, risparmiando però gli alcolisti. Queste ultime tutte notizie recentemente pubblicate sul Corriere della Sera, e ci fermiamo qui sulla punta di questo immenso iceberg. Ora quindi i tempi sarebbero maturi per il revisionismo perché i partigiani sono quasi tutti morti e non possono più replicare si diceva; và ancora a finire signora Guzzanti che in qualche caso forse è meglio: almeno per chi della Resistenza continua ad avere un’idea religiosa, agiografica e celebrativa.

 

                                                                Lodovico Ellena