Lager: a chi i "diritti d'autore"?

 

Comunemente si pensa che quella dei lager sia stata un'invenzione tedesca ma la realtà è ben diversa in quanto esistono infatti almeno quattro antecedenti storici, accertati e documentati. Il primo campo di concentramento - che non fu l'unico - fu fondato dal re Carlo Alberto a Lombardore in provincia di Torino e fu realizzato per rinchiudervi i meridionali renitenti alla leva obbligatoria: nel 1861 ospitava oltre 3000 prigionieri borbonici ma non v'è notizia di particolari atrocità nei loro confronti se non la "rieducazione" forzata. Il secondo, ben più tragico, fu invece realizzato dagli inglesi in Sudafrica a cavallo tra il 1800 ed il 1900; in realtà si trattava di una rete di almeno 124 campi che fu realizzata durante la guerra tra inglesi e Boeri per il possesso di quel territorio ricco di giacimenti di oro e diamanti. Nei campi date le condizioni di vita da bolgia dantesca perirono almeno 45.000 persone tra neri e boeri; ricerche tuttora in corso fanno però supporre che il numero sia destinato ad aumentare. Intorno al 1915 fu invece la volta dei primordiali lager per deportare gli armeni costruiti dai turchi; in un rapporto del 1917 un ufficiale medico tedesco, Hans Stoffels, scrisse di aver visto corpi bruciati e decomposti di donne e bambini precedentemente violentati, sodomizzati e torturati nei modi più orrendi. E questo non era che un solo aspetto orrendo di ciò che accadeva in quei luoghi descritti come veri e propri inferni sulla terra. Infine i tristemente noti Gulag sovietici entro i quali perirono milioni di vittime in particolare di Stalin; erano campi di lavoro in cui le condizioni impossibili di vita falciarono milioni di persone tra oppositori politici, kulaki, dissidenti, credenti o anticomunisti. Furono prevalentemente realizzati nell'inaccessibile Siberia, laddove le condizioni meteorologiche erano già più che sufficienti a rendere quasi impossibile qualsiasi sopravvivenza. Riguardo invece al dramma ebraico tra gli altri lo scrittore e giornalista Rino Cammilleri, in un passo di un suo libro piuttosto polemico (Fregati dalla scuola, Effedieffe edizioni, pag. 156, Milano 1997) riporta una notizia piuttosto "scomoda" ma assai nota agli addetti ai lavori. "A suo tempo passi più o meno informali erano stati compiuti per "offrire" gli Ebrei tedeschi a chi li voleva. Ma nessun paese si dichiarò disposto ad accoglierli. Avrebbero creato notevoli problemi, forse anche con le rispettive opinioni pubbliche. Del resto le teorie razzistiche erano relativamente recenti: erano comparse verso la fine del secolo scorso ed avevano avuto diversi corifei in intellettuali inglesi e americani, oltre che tedeschi. Nel film I giovani leoni, con Dean Martin, Marlon Brando e Montgomery Clift, sono ben descritte le difficoltà di un soldato americano ebreo, oggetto di continui scherni da parte dei commilitoni durante la seconda guerra mondiale. Il film La nave dei folli, con Faye Dunaway, racconta la tragedia di una nave di profughi ebrei tedeschi, respinta dai porti americani e canadesi, e costretta a tornare in Germania. Insomma non sono poche le voci che si sono levate a condannare l'atteggiamento iniziale, sostanzialmente indifferente, delle democrazie occidentali, teso a minimizzare il dramma ebraico mentre si compiva. Occupata la Francia Hitler pensò di poter risolvere il problema col Madagascar, isola francese alle coste dell'Africa, nella quale i nazisti pensarono dapprima di deportare tutti gli Ebrei dell'Europa occupata. Ma il progetto dovette essere accantonato per l'impossibilità di trasferire milioni di persone in piena guerra, stante la presenza delle navi inglesi a Suez e nell'Atlantico. Nel frattempo i Tedeschi avevano attaccato l'URSS ed erano penetrati molto all'interno. Si pensò allora di deportare gli Ebrei in Russia". La guerra però poi prese un'altra piega: ad ogni modo frammenti di storia, forse, ma sui quali vale la pena di riflettere.

 

                                                            Lodovico Ellena