Che giudici quei giudici.

Anche il Giappone ebbe il suo "processo di Norimberga". Si tenne a Tokyo e iniziò il 3 maggio 1946 protraendosi fino al 14 novembre 1948, era stata presentata una lista di 250 presunti criminali di guerra ma alla fine ne furono processati soltanto 28. Capi principali d'imputazione furono l'aggressione alla Cina avvenuta nel gennaio del 1933 con i relativi massacri di civili, ma anche l'attacco a Pearl Harbor che fu nodo centrale del processo. La lettura della sentenza di 1218 pagine iniziò il 4 novembre 1948 e si concluse a mezzogiorno del 14; si ordinarono le esecuzioni a partire dal 25 novembre mentre il 20 per questo annuncio scoppiarono violente proteste popolari. A causa di ciò le esecuzioni furono quindi rinviate al 23 dicembre e furono eseguite tramite la forca americana in legno composta da tredici gradini ed una botola; ai prigionieri fu imposta una tuta da lavoro militare americana priva di gradi o insegne e fu loro consentito di incontrare un monaco buddista. A venticinque minuti dalla mezzanotte del 22 dicembre sei agenti americani andarono a prelevare i condannati a morte e il gruppo si diresse alla "sala della morte" dove era atteso da un ufficiale inglese, uno americano, uno cinese e uno sovietico, nonché i medici, il tenente colonnello Handwerk e due testimoni giapponesi. Le esecuzioni cominciarono alle 23,55 e terminarono alle 1,47; nella stessa notte i corpi furono trasportati al crematorio di Kubyama e bruciati, dopodiché le ceneri furono disperse in "un luogo segreto". Nel 1958 un comitato giapponese eresse un monumento sacrario per gli impiccati di Tokyo affermando di essere riuscito a recuperare quei resti. Lo scrittore Takeyama Michio, autore de "L'arpa birmana" disse:"Fui spettatore di quel processo. La sentenza di Tokyo non ci convinse mai. Qualcosa ci sembrava sospetto, ma non avremmo saputo precisare cosa. Tuttavia alcune rivelazioni finirono per consentirci di formulare un'opinione: il Giappone si era comportato male, certo, ma forse non nel senso indicato dal processo; una grande parte di quegli avvenimenti era conseguenza di un destino ineluttabile, di una crudeltà della storia". A lui fece eco lo storico Shimizu Hayao: "Proprio quei paesi giudici come Stati Uniti, Unione Sovietica e Gran Bretagna, ebbero negli anni seguenti un comportamento tale che, in altra situazione, non gli avrebbe potuto evitare le stesse accuse di crimini contro la pace e contro l'umanità mosse nel '46-'48 al generale Tojo ed ai suoi compagni". In effetti solo quattro anni più tardi negli anni tra il 1952 ed il 1960 gli inglesi rinchiusero in Africa un milione e mezzo di civili in una serie di campi di concentramento: l'intera etnia Kikuyu del Kenya fu pressoché spazzata via con il pretesto di fermare la rivolta Mau Mau. Nonostante le autorità britanniche avessero tentato di far sparire tutta la documentazione in merito, lo sconcertante e spaventoso genocidio pensato e realizzato da una delle potenze vincitrici del secondo conflitto mondiale nonché giudicante, venne egualmente alla luce. Ma non si trattava certo del primo genocidio che li vide protagonisti; infatti già nel 1825 gli inglesi si resero responsabili di un'immane catastrofe poco ricordata sui libri di storia, ossia dello sterminio dell'intero popolo della Tasmania. L'isola da loro conquistata nel 1802, nonostante la cordialità degli indigeni, fu letteralmente "ripulita" senza pietà fino all'ultimo uomo per gli interessi britannici; l'ultimo tasmaniano morì nel 1876: era una donna di nome Truganini e di quella civiltà non restarono che alcuni ricordi e pochi manufatti. E ancora nel 1903 sempre gli inglesi preoccupati dall'espansionismo russo ed indiano decisero di invadere anche il Tibet; dopo una serie di gratuite provocazioni ai danni dei tibetani (buddisti e non violenti), avvenne un fatto che ancora oggi non cessa di stupire per la gratuita brutalità. Il colonnello Francis Younghusband fece infatti finta di far togliere ai suoi soldati le pallottole dai fucili per parlamentare con i tibetani armati di sole pietre e bastoni che ingenuamente uscirono allo scoperto: fu una strage, gli inglesi spararono nel mucchio massacrando oltre mille persone mentre i superstiti si diedero ad una disperata fuga. Seguì la cruenta invasione del paese con indicibili massacri, torture e violenze inaudite al di là di ogni immaginazione. Ma anche i sovietici non furono certo da meno, tanto che sempre nell'immediato dopoguerra le autorità comuniste ordinarono di liberarsi degli ebrei sopravvissuti in Polonia ai campi di concentramento. Fu addirittura realizzato un documentario sulla poco nota vicenda in cui, tra le altre testimonianze, un ex-bidello raccontò di aver personalmente assistito al massacro di 150 ebrei nel paese di Kielce. Che giudici quei giudici.

                                                           Lodovico Ellena