Esistono oggi numerose case editrici considerate "minori" che svolgono un lavoro straordinario, soprattutto quando pubblicano libri che altrimenti difficilmente troverebbero un editore: ed è proprio questo il caso delle edizioni "Ieri e oggi" di Biella. E' infatti stato da pochissimo dato alle stampe un interessante volume di Giulio Pavignano intitolato "Dolcino, l'ultimo eretico" che ha il grosso merito di parlare di questo controverso personaggio fuori da schemi preconcetti o ideologie, come invece sembrerebbe oggi essere divenuta una moda riferita in particolare a questo scomodo frate. Pavignano ripercorre nel suo volume le tappe della vita di questo "eretico" fino alla morte avvenuta sul rogo a Vercelli il 1° giugno 1307, ed è proprio sul termine "eretico" che l'autore si sofferma particolarmente. Giulio Pavignano è nato a Biella nel 1968 ove tuttora insegna religione e dove è stato incaricato del riordino dell'antica biblioteca del santuario di Graglia; altresì tiene un corso all'Università popolare sulla "Storia delle eresie medievali". Del Dolcino considerato eretico Pavignano dice che egli infatti "incarna forse per l'ultima volta nella storia la figura dell'eretico a tutto tondo, del nemico della fede che attira folle di seguaci e, dopo una lunga e vana lotta contro il potere, finisce i suoi giorni sul rogo". E che la figura di Fra' Dolcino possa essere ancora al presente assai scomoda lo dimostra anche il fatto che a Vercelli ancora "nel gennaio del 2006, un membro del governo, passando casualmente dall'auditorium di Santa Chiara per una mostra, nota (una lapide su Fra' Dolcino che ricorda luogo e motivo del rogo, n.d.a.) e chiede che sia rimossa perché, a suo parere, sarebbe ispirata da un vieto livore massonico-socialista": per cui, aggiunge ancora Pavignano: "basterebbe questo recente episodio per ricordarci come la figura di Dolcino sia ancora oggi capace di scatenare emozioni e divisioni". Ma le vicende e gli aneddoti raccolti dall'autore sono realmente molti, e in particolare assai curiosi quelli inerenti a Gherardo Segarelli, fondatore dell'ordine degli Apostolici che in seguito vedrà proprio Dolcino come suo successore alla guida. Segarelli fu personaggio decisamente singolare, tanto che su di lui si sprecano numerosi aneddoti; venduta la sua casa donò tutto il ricavato non ai poveri ma ai primi che incontrò sul suo cammino ossia dei poco di buono, giocatori e bestemmiatori. Indi, sempre interpretando alla lettera il vangelo, raccogliendo l'invito di Gesù a lasciare che i bambini andassero a lui, Gherardo si vestì di panni come un neonato e da una culla succhiò il latte "dalle mammelle di una donna sempliciotta". E ancora data la sua ingenua natura invitò un giorno, citando a gran voce Matteo, alcuni uomini ad andare nella sua vigna: esortazione prontamente fraintesa da alcuni passanti che si precipitarono a mangiare l'uva di un campo di quei pressi, convinti che Gherardo ne fosse il proprietario. Un libro quindi destinato a riaccendere interesse e a suscitare molta curiosità su questa controversa figura, della quale nel corso dei secoli si sono appropriati i più disparati gruppi politici, ideologici e culturali. Il volume (reperibile alla libreria "Ieri e oggi, via Italia 22, Biella; sito internet: www.libreriaierieoggi.it, costo 17 euro) sarà prossimamente presentato dall'autore in varie località piemontesi tra cui Alice Castello. Ma alla fine chi e cosa fu realmente questo strano frate? Conclude a tal proposito l'autore: "oggi come nel passato, un giudizio su Dolcino - come su tanti altri personaggi controversi della storia - dipende in larga misura dalla nostra mentalità, dai nostri ideali, dai valori religiosi e morali che assumiamo come criterio delle nostre scelte: perché ogni ricerca storica è anche - o forse soprattutto? - una ricerca su noi stessi".

 

 

                                                     Lodovico Ellena