La Bolivia è un paese lontano per noi europei, così lontano che anche solo l’idea di raggiungerla per puro turismo ci scoraggia: per questa ragione per poter fare un sopralluogo sui luoghi dove Che Guevara visse la sua ultima stagione occorre "vivere pericolosamente". Stefano Coali è un floricoltore che ormai da anni vaga per il mondo, in particolare in America latina, e che dopo una vita piuttosto movimentata ha ora deciso di unire l’utile al dilettevole diventando documentarista da quelle sconfinate terre. Ora, mosso da profonda curiosità storica, invia un dettagliato resoconto dai luoghi del Che, in particolare da La Higuera laddove Guevara fu catturato ed ucciso, resoconto reso ancor più vivo grazie ad un testimone oculare all’epoca ventenne Manoel Cortez, che ha fornito dettagli assai interessanti sulla figura del guerrigliero. Raggiungere la località non è stata cosa da poco, basti infatti pensare che a La Higuera nel 1967 vivevano 100 persone contro le 20 di oggi, il che rende evidente la scarsa appetibilità del posto. Coali ammette di essersi arrampicato fin lassù in quanto "pur non condividendo l’ideologia sento commozione per quest’uomo venuto in questa remota regione montuosa a morire per un ideale"; dopo un attento sopralluogo riesce infine a guadagnare la fiducia di Cortez che gli racconterà ciò che vide quando arrivò Guevara catturato e "visibilmente spaventato" altresì "magro, sporco, con capelli lunghi e pezze ai piedi". Lo portarono quindi nella scuola dove rispose alle domande dei soldati recuperando un po’ di sicurezza al punto che "promise 40 trattori" se lo avessero liberato: per tutta risposta gli uccisero davanti un boliviano per fargli vedere che non stavano scherzando. Più tardi sembra che il Che chiedesse un uovo "ma una signora glielo portò sodo e lui lo rifiutò scotendo la testa pretendendolo crudo": non glielo fecero avere in quanto temevano tentasse la fuga, perché un uovo sodo a mani legate è mangiabile ma non crudo. Cortez a questo punto mostra a Coali il punto esatto in cui il guerrigliero giacque morto, adagiandosi esso stesso nel punto in cui il fatto avvenne; a questo punto Coali afferma: "Ma alla fine parliamoci chiaro. Alla prima battaglia seria morirono tutti; prima avevano fatto solo qualche azione a sorpresa, uccidendo vigliaccamente", parole peraltro ampiamente riconfermate da storici meno attenti all’icona e più attenti ai fatti: fu peraltro Guevara a scrivere di suo pugno "vivo assetato di sangue", e fu sempre Guevara a descrivere freddamente un’esecuzione da lui stesso compiuta, e fu sempre lui a far fucilare gli omosessuali e centinaia di altre persone. Scrisse inoltre nel suo Diario in Bolivia edito da Feltrinelli che alcuni boscaioli da lui incontrati "ideali da reclutare perché provano un odio intenso verso il loro padrone": parole un po’ stridenti con quelle scritte invece a caratteri cubitali e a lui imputate su di un muro a La Higuera: "il vero rivoluzionario è guidato da grandi sentimenti d’amore. E’ impossibile pensare un autentico rivoluzionario senza questa qualità". Curiosamente a pochi centimetri da questa massima campeggia un dipinto piuttosto eloquente sotto il quale appare la scritta "bombas", recante il disegno di un ordigno sul quale è riprodotta la famosa stella del basco di Guevara. L’occidente ha fatto quindi di quest’uomo un mito perfetto per questa società dell’immagine, riuscendo a far dimenticare quella che è la storia e quelli che furono i fatti, o omettendo del tutto gli aspetti cruenti del carattere di questo sconclusionato "eroe" popolare. Probabilmente il miliardario Feltrinelli non avesse lanciato la sua icona con astuto senso affaristico o Guevara fosse stato meno attraente da un punto di vista fisico, forse oggi più nessuno si ricorderebbe di lui: una cosa è la storia, altra cosa l’immaginario collettivo. I confusi ideali del Che non hanno infatti mai avuto solida consistenza: perché a tal proposito nessuno fa invece caso al fatto che di lui vediamo sempre e solo una faccia sulle t-shirt e del Guevara pensiero invece poco o nulla si parla? Troppo facile aggiungere che gli uomini spesso non credono alla verità ma credono a ciò che vogliono credere.

Lodovico Ellena