Appunti di un confronto tra laici e cattolici con una comunità islamica.

Alla fine dopo vari tentativi e rinvii che hanno allungato per più di un anno la realizzazione dell'evento, l'incontro tra una comunità islamica marocchina ed un gruppo di cittadini vercellesi è avvenuto in una mite serata di metà marzo. Oggetto del contendere la richiesta da parte dei locali musulmani di poter ottenere nella città di Vercelli un luogo per poter pregare: una moschea, o secondo un'interpretazione forse più appropriata, un centro di aggregazione culturale ed insieme religiosa per islamici. L'incontro, fortemente caldeggiato dall'avvocato Edmondo Dibitonto del Partito Democratico che ha messo per l'occasione a disposizione il proprio studio, si è svolto sotto l'attenta supervisione del medico ed ex-sindaco di Vercelli Gabriele Bagnasco, che ha fatto da moderatore tra i due rappresentanti islamici – un terzo non è potuto intervenire a causa dell'improvviso ricovero della moglie – ed Emanuele Pozzolo che insieme a chi scrive manifestavano invece la propria perplessità su tale idea. I rappresentanti islamici hanno perciò spiegato che in provincia esistevano già numerosi luoghi di culto simili a disposizione dei credenti musulmani mentre nel capoluogo paradossalmente no, fatto che a loro giudizio meriterebbe pertanto un'attenta riflessione da parte delle competenti autorità cittadine. I due musulmani si sono quindi dilungati in spiegazioni sul fatto che tale centro sarebbe una buona opportunità per tutti, tanto che anche il cittadino italiano eventualmente interessato a studiare in quel luogo la lingua araba, sarebbe bene accetto ed accolto. La discussione non ha però tardato ad animarsi soprattutto quando è stato rimarcato il fatto che i “kafiruna”, ossia i miscredenti in senso lato - cristiani, ebrei, pagani, laici o buddhisti che dir si voglia -, trovano rivolte a loro parole piuttosto preoccupanti all'interno dello stesso Corano. Poco rassicurati quindi da tali passaggi, alcuni dei medesimi sono stati letti ai presenti con tanto di sure e relativi versetti, suscitando però risposte piuttosto fantasiose da parte dei due rappresentanti islamici attenti però a ribadire più volte di non essere in grado di dare risposte approfondite su tali precisi argomenti, fatto in sé piuttosto singolare. Pozzolo e lo scrivente riportavano infatti a titolo di puro esempio la sura 8/12 e la sura 4/101 in cui si esprime poca simpatia nei confronti dei “kafiruna”, adducendo ciò alla conseguente preoccupazione che un cristiano o un pagano potrebbero di conseguenza avere nel facilitare questo radicamente islamico sul proprio territorio. I due musulmani tranquillizzavano però tanto loro quanto Dibitonto e Bagnasco con argomenti a loro dire conclusivi; si trattava infatti di non prendere alla lettera tali passaggi scritti ormai millenni fa e quindi contingenti a periodi e situazioni storiche ormai decadute. Altresì, sempre a lor dire, l'Islam sarebbe invece religione misericordiosa le cui sure strettamente legate al contesto storico da leggersi perciò in tal senso: difficile però credere del tutto a tali parole, quando ancora proprio al presente in alcuni paesi islamici le esecuzioni e le mutilazioni anche per motivi religiosi sono fatto quotidiano. E non si dimentichi, proprio come hanno peraltro più volte rimarcato i due rappresentanti dell'associazione culturale islamica, che Islam e legge sono per loro cosa unica, indissolubile e non disgiunta. Ma uno dei passaggi più singolari dell'incontro è avvenuto quando, sotto l'incalzare dell'eloquenza di Pozzolo e delle altre numerose citazioni coraniche contro gli “infedeli”, i rappresentanti islamici hanno dovuto ammettere che “non erano in grado di spiegare il Corano”. Questa affermazione, volutamente virgolettata in quanto riportata così come espressa ed intesa, ha lasciato perciò ai presenti non pochi interrogativi che nonostante la palpabile simpatia dei due musulmani non poteva e non può non alimentare ulteriori perplessità. Peraltro una sura in risposta alle non poche citate contro gli “infedeli”, veniva tosto proposta: si tratta della 60/8 che riportiamo integralmente. “Allah non vi proibisce di essere buoni e giusti nei confronti di coloro che non vi hanno combattuto per la vostra religione e che non vi hanno scacciato dalle vostre case, poiché Allah ama coloro che si comportano con equità”. Vien però da domandarsi se anche tale sura vada legata a qualche contesto storico o abbia invece carattere atemporale ed universale: risponderanno i più sottili teologi. Ponendo ad ogni modo, e ponendolo da laici quali siamo senza quindi necessità di dovere difendere o meno qualsivoglia fede, che molti passaggi coranici siano legati a contingenze storiche, quale potrà perciò mai essere l'universalità di simile religione? Pozzolo in un suo recente scritto ha affermato che aprendo invece a caso Corano e Nuovo Testamento, le differenze anche legate all'universalità del messaggio appariranno subito evidenti: che questo sia un fatto sperimentabile da ognuno è peraltro verità poco opinabile. Senza inoltre contare che quando veniva ricordato che in molti paesi islamici i cristiani sono a malapena tollerati – si veda ad esempio in Egitto il caso dei copti – nonché costretti al pagamento di una “tassa” per consentire loro di vivere ed esistere, la risposta dei rappresentanti islamici confermava la veridicità di ciò aggiungendo che il ricavato di tale “tassa” andava però a beneficio di poveri e reietti. Veniva quindi con qualche ironia ricordato che anche in certe regioni d'Italia - “mutatis mutandis” - accadeva qualcosa di analogo nei confronti dei commercianti sia pur sotto tutt'altro nome, dal momento che veniva utilizzata proprio la parola “protezione” per giustificare quella tassa imposta ai cristiani. Tutto ciò ad ogni modo senza infine entrare nel merito delle rispettive differenze culturali soprattutto a quelle legate al ruolo della donna nella società, argomenti che evidentemente avrebbero deorbitato dal discorso strettamente religioso; a tale proposito però una curiosità: alla richiesta del perchè al posto di due testimoni matrimoniali maschili occorrano invece ben quattro donne in caso di assenza di uomini, la risposta è stata che “dimenticando le donne più in fretta rispetto all'uomo, ciò giustifica il raddoppio del numero”. L'incontro si è alla fine concluso cordialmente con la promessa di un futuro approfondimento al quale avrebbero eventualmente partecipato anche una guida spirituale islamica ed un sacerdote cattolico; Pozzolo ha però chiuso la serata con una proposta piuttosto interessante. Ha infatti lanciato l'idea di un reciproco impegno nel segno di una distensione nel dialogo tra i due differenti credo religiosi; se il luogo di ritrovo per musulmani venisse infatti alla fine concordato dalle autorità competenti vercellesi – ha detto - “ proporrei di collocare una simbolica croce sul territorio marocchino in segno di reciprocità di impegno in questo dialogo”. I musulmani immediatamente favorevoli e consenzienti all'idea, hanno risposto che peraltro molte chiese già esistono nelle città marocchine, indicando comunque nella città di Khenetra – a loro dire molto simile morfologicamente a Vercelli – il luogo ideale per collocare quel simbolo cristiano richiesto. Altri incontri dovrebbero comunque seguire per approfondimenti a quello qui riportato, mentre il tempo risponderà invece sulla maturità o meno del possibile progetto del reciproco scambio che potrebbe così portare periodici pellegrinaggi vercellesi a Khenetra, al fine di contemplare un concreto simbolo di volontà di pacifica tolleranza da parte di un paese islamico nei confronti del cristianesimo. Che non tutto l'Islam sia fanaticamente integralista e fondamentalista sarà certamente un fatto, che peraltro molti passaggi del Corano siano inequivocabilmente aggressivi nei confronti dei non musulmani lo risulta essere altrettanto: sarà quindi la capacità degli uomini a rendere la “parola di Dio” più umana, anche e soprattutto perchè da laici quali siamo ci rifiutiamo di credere che Dio, ossia “ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore”, abbia creato le meraviglie dell'universo per poi aspirare a guerre macellaie tra le sue stesse creature.

 

 

                                                       Lodovico Ellena