Eppur si muove!

 

Guardo ai problemi di quella che, abitualmente, chiamiamo “area nazionalpopolare” e dispero: troppi generali e pochi soldati. E, quel che è peggio, idee confuse. Guardo oltre, al panorama nazionale, e mi conforto. Perché in politica, come in natura, le cose camminano da sole.

 

Leggo (1) che, a Reggio Emilia, Giampaolo Pansa è stato contestato da partigiani e centri sociali. E la cosa suscita il mio interesse. Perché all’autore di alcuni libri che fanno chiarezza su certi miti fasulli della “resistenza” non è stato opposto che dice delle “falsità”. Ma gli è stato opposto che fa del “revisionismo”.

 

Intendiamoci: molte delle cose che va scrivendo Pansa erano state dette fin dagli anni ’50 da altri. Tra i quali Giorgio Pisanò con alcuni libri indimenticabili. Ma, poiché le contestazioni venivano dai “fascisti”, la cosa restava relegata in un angolo. E non faceva notizia. E restava circoscritta in una nicchia.

 

I libri di Pansa, invece, intellettuale di sinistra, fanno rumore. E rompono il muro di silenzio che il sistema aveva eretto a difesa della "sua verità". Solo che a protestare non scendono in piazza i tanti sciacalli che, da 60 anni, mangiano e rubano sulla “Italia liberata”. Quelli si sono comprati il salotto buono e guardano a queste cose con fastidio. Al più prendono atto che “ci furono le foibe”. Oppure vanno a rendere omaggio ai caduti della rivolta ungherese del 1956. Ci vanno nel 2006, dopo che gli Ungheresi si sono liberati e che l’Unione Sovietica non c’è più. Nel 1956, invece, plaudivano ai carri armati sovietici che schiacciavano i rivoltosi sotto i cingoli. Sono gli effetti perversi del “galleggiamento”, la verità è un inutile accessorio.

 

Corsi e ricorsi storici. Una volta, per fare carriera politica, bisognava dichiararsi “fascisti” oppure “antifascisti”. Poi il mondo è cambiato. E molti “fascisti” e “antifascisti” corrono al centro. Fini, tanto per dire, sogna di entrare nel “Partito Popolare Europeo”. Fassino e D’Alema discutono di dar vita al “Partito Democratico”. Morire da democristiani? E perché no, se serve a vivere da politici, portatori del nulla?

 

A difendere la “resistenza” e i suoi valori sono rimasti i “partigiani” (avete presente quei patetici vecchietti che sfilano il 25 aprile, memori di quando stavano nascosi in montagna?) e i “centri sociali” (quei giovinastri, senza arte né parte, convinti che passeranno alla storia, ripetendo come pappagalli storielle a cui nessuno presta più fede).

 

L’Italia è andata avanti. Solo che taluni faticano a capirlo.

 

Antonino Amato

 

(1) “Partigiani e centri sociali. Rissa per il libro di Pansa” in “Corriere della Sera” del 17 ottobre 2006, pagina 26.