Altri olocausti.
Occorre non dimenticare gli altri olocausti del Novecento di cui curiosamente si parla poco o punto. In un'intervista realizzata da Ulderico Munzi a Michel Heller, intellettuale sovietico, e pubblicata sul Corriere della Sera il 5 marzo 1993 Heller ha infatti detto: "l'olocausto si è vissuto anche in Russia. Hitler, sei milioni di ebrei. Stalin, dieci milioni di contadini. […] Gli uomini hanno dimenticato che Pietro il Grande costruì Pietroburgo sacrificando molte migliaia di contadini: dimenticheranno anche le vittime di Stalin". Esiste poi anche un altro olocausto avvenuto nel 1900 di cui poco o nulla si parla: quello degli Armeni. Tra il 1894 ed il 1897 si calcola fossero stati eliminati 250.000 armeni, mentre nel cosiddetto “secondo massacro” avvenuto tra il 1915 ed il 1916 fonti turche parlano di 200.000 vittime, mentre fonti armene parlano invece di due milioni e mezzo di vittime. Il dato comunque più accettato (e riportato su “L’olocausto armeno” di Alberto Rosselli, ed. Solfanelli) è quello relativo al tragico numero di un milione e mezzo di vittime, fatto accertato grazie a documenti recentemente ritrovati in archivi turchi e tedeschi. In corso di guerra vi fu anche l'olocausto giapponese di Hiroshima e Nagasaki laddove la prima fu distrutta per l'80% dalla bomba sganciata alle 8,15 del 6 agosto dalla superfortezza volante chiamata "Enola Gay". Le vittime furono 240.000 e più di 100.000 i feriti, mentre furono altresì rasi al suolo 12 chilometri quadrati della città. Il paradosso fu che non fu la bomba a porre fine alla guerra con il Giappone, in quanto uno studio storico fatto in seguito stabilì che la medesima si sarebbe prolungata ancora due o tre settimane al massimo; era già infatti stato deciso di intavolare negoziati di pace all'insaputa dell'America che quindi decise di agire. Bill Barney faceva parte dell'equipaggio che sganciò invece la bomba su Nagasaki e intervistato sulla necessità di lanciare un secondo ordigno tre giorni dopo il primo, gli si chiese ragione di quell'azione considerata a quel punto discutibile. Egli rispose: "Ogni tanto qualcuno mi chiede se sono tormentato dal rimorso. No, non lo sono". Le città identificate come bersaglio per la tremenda azione furono inizialmente cinque: Kyoto quale ex-capitale imperiale, Hiroshima per l'immenso porto, Kokura per le fabbriche di munizioni, Niigata per via del suo arsenale e Nagasaki per i cantieri e per gli stabilimenti Mitsubishi. Kyoto si salvò per un puro caso del destino a spese di Nagasaki; poche sere prima dell'azione militare infatti uno studioso di storia orientale decantò in una cena per tutta la sera al ministro Stimson le bellezze culturali e spirituali di quella città: il giorno dopo il ministro cancellò così Kyoto e scelse al suo posto Nagasaki.
Lodovico Ellena